PARTE I.- DISPOSIZIONI GENERALI.-

Art.1.- Oggetto del Piano Territoriale di Coordinamento ed articolazione della sua disciplina.-

1.1.- Il piano territoriale di coordinamento provinciale (PTC) appresta gli strumenti di conoscenza, di analisi e di valutazione dell'assetto del territorio della Provincia e delle risorse in esso presenti, determina -in attuazione del vigente ordinamento regionale e nazionale e nel rispetto del piano paesistico ambientale regionale (PPAR) e del piano di inquadramento territoriale (PIT) nonché del principio di sussidiarietà- le linee generali per il recupero, la tutela ed il potenziamento delle risorse nonché per lo sviluppo sostenibile e per il corretto assetto del territorio medesimo. La relativa disciplina è espressa a mezzo delle definizioni e delle classificazioni nonché delle previsioni progettuali contenute negli elaborati cartografici ed a mezzo delle concorrenti statuizioni delle presenti norme tecniche di attuazione (NTA).

1.2.- Anche al fine della corretta interpretazione ed attuazione del PTC, la Provincia assume, come criterio primario della propria azione, l'impegno di riconoscere e di valorizzare la diversità dei suoi componenti ecologici, genetici, sociali, economici, scientifici, educativi, culturali, ricreativi ed estetici, con l'obiettivo della conservazione in situ degli ecosistemi e degli habitat naturali, del mantenimento e nella ricostituzione delle popolazioni di specie vitali nei loro ambienti naturali, il tutto secondo quanto previsto dalla Convenzione 5.6.1992 di Rio de Janeiro, ratificata con la legge 14.2.1994, n.124, e dalla deliberazione CIPE 16.3.1994 di approvazione delle linee strategiche definite dalla Commissione per l'Ambiente Globale del Ministero dell'Ambiente.

1.3.- In particolare, il PTC, tra l'altro:

a.- indica le diverse destinazioni del territorio provinciale, in relazione alla prevalente vocazione delle sue parti (ordinamento territoriale per sistemi, parte II);

b.- localizza, in via di massima, le opere pubbliche che comportano rilevanti trasformazioni territoriali, le maggiori infrastrutture pubbliche e private e le principali linee di comunicazione (parte III, titolo II);

c.- definisce le linee di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica, idraulico-forestale ed in genere per il consolidamento del suolo e la regimazione delle acque (parte III, titolo I);

d.- conferma i parchi e le riserve naturali istituiti (Parco archeologico di San Severino Marche, Parco archeologico di Urbisaglia, Riserva naturale di Torricchio, Riserva naturale di Abbadia di Fiastra), risultando gli stessi, allo stato, strumento sufficiente;

e.- definisce le operazioni (ivi inclusi i piani, i programmi od i progetti di scala intercomunale) ed i procedimenti per l'attuazione del PTC medesimo;

f.- indica i criteri (indirizzi) cui i piani regolatori generali debbono attenersi per la valutazione del fabbisogno edilizio e per la determinazione della quantità e della qualità delle aree necessarie per assicurare un ordinato sviluppo insediativo, in un quadro di sostenibilità ambientale.

1.4.- La disciplina del PTC é ordinata ed articolata, anzitutto, nei sistemi ambientale, insediativo e socio-economico (parte II), individuati con riguardo ai connotati più significativi ed alle prevalenti vocazioni delle diverse parti del territorio provinciale ed alle rispettive azioni da intraprendere, azioni espresse, a seconda della loro natura e portata, a mezzo di direttive, indirizzi e prescrizioni. La disciplina del PTC è ordinata altresì per settori e per progetti (parte III), con la definizione, rispettivamente, di linee di intervento relative a settori specifici, del progetto intersettoriale ed integrato delle reti e di progetti delle parti più rilevanti delle connessioni stradali.

1.5.- Al fine di assicurare il permanente aggiornamento del PTC rispetto alle situazioni ed alle esigenze che vengono man mano rilevate ed all'entrata in vigore di atti (legislativi od amministrativi) aventi efficacia prevalente e volti a disciplinare le medesime materie trattate dal PTC, la Provincia provvede ad adottare le necessarie varianti, la cui approvazione è soggetta al medesimo procedimento seguito per l'approvazione del PTC, salvo che si tratti di mero recepimento di previsioni o prescrizioni di piani sovraordinati o di legge; recepimento per il quale è sufficiente la deliberazione del Consiglio Provinciale. Ove le novità sopravvenute compromettano l'organicità e/o l'integralità del PTC e, comunque, una volta trascorsi cinque anni dalla sua approvazione, la Provincia predispone nuovo PTC e ne cura l'approvazione; il PTC mantiene comunque la propria validità ed efficacia sino all'entrata in vigore del nuovo strumento.

Art.2.- Atti ed elaborati costitutivi del PTC, loro funzione ed efficacia.-

2.1.- Il PTC è costituito dalla Relazione illustrativa, dalle presenti norme tecniche di attuazione e dai seguenti atti ed elaborati:

2.1.1.- Ordinamento territoriale per sistemi:

2.1.1.1.- Schema generale territoriale (tav. EN1).

2.1.1.2.- Schema di riferimento per direttive, indirizzi e prescrizioni del sistema ambientale (tav. EN2):

2.1.1.2.1.- sintesi delle prescrizioni relative al sistema ambientale: categorie del patrimonio botanico-vegetazionale (tav. EN3A); categorie della struttura geomorfologica (tav. EN3B);

2.1.1.2.2.- aree dei dissesti e dei fenomeni gravitativi (tav. EN4)

2.1.1.2.3.- aree di dissesto relative ad infrastrutture e centri abitati (tav. EN5);

2.1.1.2.4.- aree di versante con dissesti attivi e quiescenti (tav. EN6)

2.1.1.2.5.- schema di riferimento per la prevenzione dei grandi rischi (tav. EN7a), (tav. EN7b);

2.1.1.2.6.- aree per la salvaguardia ed il potenziamento della biodiversità (tav. EN8);

2.1.1.2.7.- aree con associazioni vegetazionali di riferimento per gli interventi sulla vegetazione (tav. EN9);

2.1.1.2.8.- schema di riferimento per la riorganizzazione e il potenziamento delle reti tecnologiche di smaltimento e depurazione (tav EN10).

2.1.1.3.- Schema di riferimento per direttive, indirizzi e prescrizioni del sistema insediativo (tav. EN11) :

2.1.1.3.1.- aree di riequilibrio dei territori ad alta frequentazione(tav. EN12);

2.1.1.3.2.- aree di riqualificazione dei sistemi collinari (tav. EN13);

2.1.1.3.3.- aree di rivitalizzazione della montagna (tav. EN14);

2.1.1.3.4.- aree di recupero degli insediamenti diffusi(tav. EN15).

2.1.1.4.- Schema di riferimento per direttive e indirizzi del sistema socio-economico; contesti locali (tav. EN16).

2.1.2.- Ordinamento territoriale per settori e progetti:

2.1.2.1.-progetto intersettoriale ed integrato delle reti:

2.1.2.1.1.- progetto della rete delle interconnessioni ambientali e dei corridoi ecologici: schema di riferimento (tav. EN17);

2.1.2.1.2.- progetto della rete degli insediamenti locali, dei beni culturali e dei servizi turistici: schema di riferimento (tav. EN18);

2.1.2.1.3.- progetto della rete dell'infrastrutturazione primaria, della concentrazione produttiva e dei servizi ai distretti: schema di riferimento (tav. EN19);

2.1.2.1.4.- progetto intersettoriale e integrato delle reti: visione d’insieme (tav. EN20);

2.1.2.2. – ambiti territoriali di progetto:

2.1.2.2.1.– schema generale di riferimento (tav. EN21), legenda;

2.1.2.2.2.– ambito territoriale di progetto n.1: la costa e i nodi di foce (tav. EN22,a), legenda;

2.1.2.2.3.– approfondimento progettuale dell'ambito n.1: connessioni locali per il decongestionamento dell'area costiera (tav. EN22,b), legenda;

2.1.2.2.4. ambito territoriale di progetto n.2: la bassa valle del Chienti (tav. EN23), legenda;

2.1.2.2.5.– ambito territoriale di progetto n.3: la bassa valle del Potenza (tav. EN24), legenda

2.1.2.2.6. ambito territoriale di progetto n.4: i nodi di valle e la trasversale Montecosaro/SS361 Regina (tav. EN25,a), legenda;

2.1.2.2.7.– approfondimento progettuale dell'ambito n.4: interconnessioni vallive attraverso la ricomposizione di opere esistenti e di progetti interrotti (tav. EN25,b), legenda;

2.1.2.2.8.– ambito territoriale di progetto n.5: i nodi di valle e la trasversale di Macerata (tav. EN26,a), legenda;

2.1.2.2.9.– approfondimento progettuale dell'ambito n.5: interconnessioni vallive attraverso la ricomposizione di opere esistenti e di progetti interrotti (tav. EN26,b), legenda;

2.1.2.2.10.– approfondimento progettuale : i nodi della centralità della valle del Chienti n. 1 (tav. EN27), legenda;

2.1.2.2.11.– approfondimento progettuale: i nodi della centralità della valle del Chienti n. 2 (tav. EN28), legenda;

2.1.2.2.12.– ambito territoriale di progetto n.6: i nodi di valle e la trasversale di Tolentino/San Severino (tav. EN29), legenda

2.1.2.2.13.– ambito territoriale di progetto n.7: la direttrice della valle del Fiastra e le dorsali collinari (tav. EN30), legenda;

2.1.2.2.14.– ambito territoriale di progetto n.8: la direttrice della dorsale di Cingoli (tav. EN31), legenda;

2.1.2.2.15.– ambito territoriale di progetto n.9: le direttrici delle alte valli del Chienti, Potenza, Esino e Nera (tav. EN32), legenda;

2.1.2.2.16.– ambito territoriale di progetto n.10: i nodi di alta valle e la trasversale pedemontana da Matelica a Sarnano, tratto Matelica/Muccia (tav. EN33,a), legenda;

2.1.2.2.17.– approfondimento progettuale dell'ambito n.10: tratto locale Matelica/Muccia della connessione regionale pedemontana (tav. EN33,b), legenda;

2.1.2.2.18.– ambito territoriale di progetto n.10 bis: i nodi di alta valle e la trasversale pedemontana da Matelica a Sarnano, tratto Caldarola/Sarnano (tav. EN34), legenda

2.1.2.2.19.– ambito territoriale di progetto n.11: i nodi di alta valle e le linee montane (tav. EN35), legenda;

2.1.2.2.20.– ambito territoriale di progetto n.12: la connessione del crinale appenninico (tav. EN36), legenda.

2.1.2.2.–schemi riassuntivi dei principali tipi di intervento:

2.1.2.2.1. – infrastrutture ambientali (tav. EN37);

2.1.2.2.2. – infrastrutture di contesti locali (tav. EN38);

2.1.2.2.3. – infrastrutture sovralocali e della produzione (tav. EN39);

2.1.2.2.4. – infrastrutture territoriali (tav. EN40).

2.1.2.3.–Linee di intervento per settori di competenza provinciale:

2.1.2.3.1. quadro di riferimento per l'organizzazione delle strutture di presidio e di controllo del territorio provinciale (tav. EN41);

2.1.2.3.2. proposta di riorganizzazione delle percorrenze e delle strutture culturali e turistiche (tav. EN42);

2.1.2.3.3.proposta di riclassificazione della rete viaria provinciale (tav. EN43).

2.2.- Il PTC è costituito altresì dai seguenti allegati alle presenti NTA:

2.2.1.- criteri per gli interventi sulla vegetazione (sistema ambientale) (allegato a);

2.2.2.- insediamenti produttivi: parametri di valutazione della pressione ambientale e misure di mitigazione e compensazione (sistema ambientale) (allegato b);

2.2.3.- fattibilità geologica, pericolosità sismica e protezione civile: elaborati di corredo del PRG (sistema ambientale) (allegato c);

2.2.4.- linee di intervento per la sistemazione idrica ed idrogeologica, idraulico-forestale, per il consolidamento del suolo e la regimazione delle acque (sistema ambientale) (allegato d);

2.2.5.- schede per il censimento degli edifici e dei manufatti extra-urbani (sistema insediativo) (allegato e);

2.2.6.- criteri per il recupero dell'edilizia rurale nei territori alto-collinari (sistema insediativo) (allegato f);

2.2.7.- criteri di calcolo del fabbisogno residenziale (sistema socio-economico) (allegato g);

2.2.8.- tabelle SIUT (allegato h).

2.3.- Il PTC, infine, è costituito dai seguenti documenti di analisi e di lettura mirata di specifici profili:

2.3.1.- caratteri socio-economici (dati statistici relativi a popolazione, attività, abitazioni, famiglie e servizi);

2.3.2.- spazi della produzione manifatturiera (localizzazioni e dati relativi alle unità produttive);

2.3.3.- sistema dei trasporti (dati relativi al traffico autoveicolare, ferroviario e del trasporto pubblico);

2.3.4.- sistema insediativo (dati relativi a materiali, forme e tipi insediativi);

2.3.5.- elenco degli edifici di rilevante valore storico-architettonico-culturale;

2.3.6.- elenco e schede di censimento dei "luoghi di identificazione collettiva";

2.3.7.- criteri di intervento e schede tipologiche di riferimento per la ristrutturazione degli edifici rurali nelle zone alto-collinari;

2.3.8.- indagine sui luoghi della centralità contemporanea.

2.4.-Le seguenti carte -che formano la base del Sistema Informativo Urbanistico Territoriale di cui al successivo art.6- costituiscono ulteriore corredo conoscitivo e di documentazione del PTC e sono riunite nell'allegato "Carte SIUT":

2.4.1.- carte per la lettura del territorio (morfologie):

2.4.1.1.- carta del costruito (tav. ES1);

2.4.1.2.- carta dell'uso del suolo (tav. ES2);

2.4.1.3.- carta di costruzione storica del territorio (tav. ES3);

2.4.1.4.- carta del mosaico dei P.R.G. (tav. ES4);

2.4.2.- carte di base del sistema informativo urbanistico territoriale (SIUT):

2.4.2.1.- quadro ambientale:

2.4.2.1.1.- carta geologica (tav. ES5); e carta idrogeologica (tav. ES5 bis);

2.4.2.1.2.- mappa degli elementi di dissesto antropico (tav. ES6);

2.4.2.1.3.- mappe geoclimatiche (tav. ES7);

2.4.2.1.4.- carta idrografica (tav. ES8);

2.4.2.1.5.- carta della vegetazione reale (tav. ES9);

2.4.2.1.6.- carta della vegetazione potenziale (tav. ES10);

2.4.2.2.- quadro insediativo:

2.4.2.2.1.- stratigrafie storiche: costruzione del territorio dall'età romana al 1892 (tav. ES11);

2.4.2.2.2.- statigrafia dell'edificato 1892-1950 (tav. ES12);

2.4.2.2.3.- stratigrafia dell'edificato 1978-1988 (tav. ES13);

2.4.2.2.4.- carta degli insediamenti produttivi e commerciali (tav. ES14);

2.4.2.2.5.- carta dei beni culturali e ambientali (tav. ES15);

2.4.2.2.6.- carta delle attrezzature ricettive (tav. ES16);

2.4.2.2.7.- carta dei luoghi dell'identificazione collettiva (tav. ES17);

2.4.2.2.8.- carta dei servizi (tav. ES18);

2.4.2.2.9.- mappe demografiche (tav. ES19);

2.4.2.2.10.- mappe socio-economiche (tav. ES20);

2.4.2.3.- quadro infrastrutturale:

2.4.2.3.1.- carta della viabilità principale e del traffico ferroviario passeggeri (tav. ES21);

2.4.2.3.2.- carta delle reti di approvigionamento idrico e energetico (tav. ES22);

2.4.2.3.3.- carta delle reti di smaltimento dei reflui (tav. ES23).

2.4.3.- carte di individuazione di rischi, squilibri e carenze del territorio provinciale:

2.4.3.1.- carta del rischio idrogeologico (tav. ES24);

2.4.3.2.- carta del rischio di inquinamento delle risorse idriche (tav. ES25);

2.4.3.3.- squilibri insediativi: abbandono delle aree montane (tav. ES26);

2.4.3.4.- squilibri insediativi: congestione delle basse valle fluviali e delle aree costiere (tav. ES27);

2.4.3.5.- carenze: valori senza valorizzazione (tav. ES28);

2.4.3.6.- carenze: territorio senza infrastrutture (tav. ES29);

2.4.3.7.- carenze: insediamenti senza reti tecnologiche (tav. ES30).

2.5.- Le carte costituenti il SIUT si aggiornano e si integrano utilizzando le schede riunite nell'allegato "tabelle SIUT" (allegato h).

2.6.- Gli elaborati tutti di cui ai precedenti commi costituiscono il quadro di riferimento necessario per l'azione amministrativa della Provincia, che è tenuta a rispettare le direttive, gli indirizzi e le prescrizioni di cui alla parte II delle presenti norme nonché le linee d'intervento di cui al titolo II della parte III; la Provincia è altresì tenuta a dare attuazione, con priorità, ai progetti di cui al titolo I della parte III delle presenti norme. I programmi pluriennali, generali o settoriali, della Provincia debbono conformarsi a tutte le previsioni del PTC.

2.7.- Gli enti e le amministrazioni pubbliche diverse dalla Provincia nonchè i concessionari ed in genere i soggetti operanti nel settore dei servizi pubblici e delle attività d'interesse pubblico sono tenuti -per le iniziative e gli interventi che interessano il territorio provinciale e che incidono sulle materie disciplinate dal PTC- a conformare i propri atti alle direttive ed alle prescrizioni di cui alla parte II delle presenti norme; per i progetti e gli interventi di competenza di amministrazioni statali, però, tale obbligo di conformazione è subordinato al raggiungimento di intese ed accordi, fermi comunque restando i poteri attribuiti dall'ordinamento nazionale alle suddette amministrazioni dello Stato. Gli indirizzi hanno carattere cogente rispetto all'attività di pianificazione urbanistica -generale ed attuativa- dei Comuni. Le prescrizioni sono immediatamente vincolanti per tutti i soggetti, pubblici e privati, che operano sul territorio della Provincia.

Art.3.- Rapporti del PTC con i piani regionali (PPAR e PIT), con il piano per il parco nazionale dei Monti Sibillini e con i piani di settore.-

3.1.- Le prescrizioni di base dettate dal PPAR, se più restrittive, prevalgono sulle disposizioni -eventualmente contrastanti- del PTC, che, nella parte II, detta -al fine di agevolare il processo di attuazione del PPAR medesimo, da parte dei Comuni- specifiche prescrizioni di base. La Provincia si attiene a tali prescrizioni anche nell'esercizio delle funzioni amministrative alla stessa delegate, in materia di protezione delle bellezze naturali, dagli artt. 5, primo e secondo comma, e 7, terzo comma, della legge regionale n.34/1992 e successive modificazioni.

3.2.- Il PTC assume come proprie le strategie intersettoriali, i principi guida e gli indirizzi di pianificazione del PIT, che costituiscono permanente quadro di riferimento nell'interpretazione e nell'attuazione del PTC medesimo. A tal fine, i programmi pluriennali, generali e di settore, della Provincia provvedono, in via preliminare, alla verifica della permanente coerenza tra le iniziative e le attività previste dai programmi medesimi, il PTC ed il PIT.

3.3.- Le disposizioni del regolamento e quelle del piano del Parco nazionale dei Monti Sibillini, se più restrittive, prevalgono sulle disposizioni -eventualmente contrastanti- del PTC.

3.4.- Le previsioni dei piani di bacino di rilievo regionale, alla cui elaborazione ed alla cui attuazione la Provincia partecipa nel rispetto di quanto previsto dal PTC, costituiscono -se più restrittive o di maggior dettaglio- integrazione del PTC e prevalgono sullo stesso.

3.5.- I piani di settore debbono conformarsi al PTC, integrandone e specificandone le previsioni. Nel caso in cui le indicazioni dei piani di settore divergono con le previsioni del PTC, tra le due, assumono definitiva rilevanza quelle derivanti da studi effettuati a scala di maggior dettaglio.

Art.4.- Attuazione del PTC.-

4.1.- La Provincia dà attuazione al PTC a mezzo dei propri programmi pluriennali, generali o settoriali, nonché a mezzo di tutte le possibili iniziative ed attività (deliberative, gestionali e di controllo) di sua competenza.

4.2.- La Provincia utilizza le proprie competenze e le risorse economiche e finanziarie disponibili per favorire ed incentivare l'attuazione del PTC da parte degli enti e delle amministrazioni pubbliche che operano sul territorio provinciale o che, comunque, influiscono, con proprie attività, sull'assetto territoriale e socio-economico provinciale. A tal fine, la Provincia ispira la propria azione ai criteri della cooperazione, della copianificazione e della concertazione, indirizzando secondo tali criteri anche l'organizzazione ed il funzionamento delle proprie strutture e dei propri servizi ed avvalendosi -per quanto possibile- degli strumenti della conferenza delle autonomie, della conferenza dei servizi, degli accordi di programma e di ogni altro strumento idoneo a far conseguire il contemperamento dei diversi interessi di ordine pubblico ed il loro componimento convenzionale. Le azioni di incentivazione e di cooperazione (anche a mezzo del project financing) sono rivolte agli operatori pubblici e/o privati che siano in grado di attuare le previsioni del PTC.

Art.5.- Adeguamento al PTC degli strumenti urbanistici comunali e relativa verifica di conformità.-

5.1.- I Comuni provvedono - entro due anni dalla data di intervenuta esecutività della deliberazione di approvazione del PTC- ad adottare i propri strumenti urbanistici in adeguamento alle direttive, agli indirizzi ed alle prescrizioni di cui alla parte II delle presenti norme e -ove ancora non vi avessero provveduto- al PPAR nonchè -una volta scaduto il relativo termine di adeguamento- al PIT.

5.2.- Decorso inutilmente il termine di adeguamento al PTC, la Provincia assegna al Comune inadempiente un termine congruo rispetto all'attività ancora da svolgere ed alla complessità della stessa, comunque non superiore ad un anno per l'adozione della variante di adeguamento. Ove detto ulteriore termine non fosse osservato i Comuni , dovranno applicare la salvaguardia di cui al successivo art.8 Dopo l’inutile decorso del termine di adeguamento di cui al punto 5.1, la Provincia può esercitare il potere sostitutivo ad essa attribuito dalla legge.

5.3. - Il competente servizio provinciale, a conclusione dell'istruttoria degli strumenti urbanistici comunali, adottati in adeguamento al PTC, predispone una relazione di consuntivo in ordine alle verifiche di conformità e di congruità di cui ai successivi punti, relazione che viene trasmessa al Comune interessato, prima di sottoporre la stessa all’esame del Comitato Provinciale per il Territorio al fine di consentire al Comune medesimo la formulazione di eventuali deduzioni e l'adozione di eventuali adeguamenti, ancor prima che la Provincia abbia ad assumere le proprie determinazioni di cui agli articoli 27, 28 della Legge regionale 34/92.

5.4 . - La verifica di conformità al PTC degli strumenti urbanistici comunali è volta ad accertare il rispetto degli indirizzi specifici, delle prescrizioni del PTC nonchè il rispetto delle prescrizioni di base del PPAR e delle statuizioni del PIT, dallo stesso definite come vincolanti.

5.5. - Gli strumenti urbanistici comunali sono altresì soggetti alla verifica di congruità con le direttive e gli indirizzi generali del PTC, con gli obiettivi e gli indirizzi generali di tutela del PPAR nonchè con gli indirizzi di pianificazione del PIT.

5.6.- Le verifiche di cui ai precedenti punti , che hanno l’obiettivo di accertare gli effetti indotti dall’intervento di trasformazione proposto nei riguardi delle risorse, di ogni sistema di riferimento ( ambientale, insediativo, socio-economico) coinvolte dimostrand rispettivamente la conformità e la congruità dello stesso con il PTC; vanno effettuate. attraverso la redazione, a cura di esperti, di elaborati tecnici quali relazione, planimetria, sezioni, prospettive, modelli, dati, fotografie e fotomontaggi che devono:

  1. descrivere il contesto territoriale interessato con particolare riguardo all’identificazione delle risorse coinvolte;
  2. descrivere il progetto relativo all’intervento proposto;
  3. descrivere gli effetti dell’intervento proposto con riguardo alle risorse come identificate alla precedente lett. a) relative ai sistemi territoriali assunti come quadro di riferimento dal PTC;
  4. evidenziare l’entità e la natura delle trasformazioni indotte dall’intervento proposto nel contesto territoriale considerato con particolare riguardo agli aspetti ambientali ed insediativi;
  5. evidenziare le eventuali modificazioni degli ambiti e dei livelli provvisori di tutela connesse alla realizzazione dell’intervento, intendendo che i nuovi ambiti individuati assumono carattere definitivo anche in sede di successivo adeguamento del PRG al PTC;
  6. motivare l’ammissibilità dell’intervento in termini di coerenza con gli assetti territoriali voluti dal PTC.

Le verifiche di cui trattasi costituiscono, fin dal primo esame da parte dei consigli comunali, documentazione di corredo degli strumenti urbanistici sia generali che attuativi e le stesse vanno depositate per conoscenza presso il competente servizio provinciale anche nel caso in cui l’approvazione della variante o del piano attuativo a cui si riferiscono sia di competenza comunale.

Art.6.- Sistema informativo urbanistico territoriale (SIUT).-

6.1.- La raccolta, l'elaborazione e la gestione delle informazioni sul territorio provinciale, sul suo assetto, sulla vocazione delle sue diverse parti e sulle sue risorse, sulla comunità provinciale, sulle sue esigenze e sulle sue attività, sul sistema delle infrastrutture e degli insediamenti costituiscono strumento primario per la formazione degli atti di programmazione e di pianificazione e -in generale- per definire le linee dell'azione amministrativa della Provincia nonchè strumento di orientamento e di indirizzo per la costituzione e lo sviluppo delle relazioni della Provincia con i Comuni, con le altre pubbliche amministrazioni e con i soggetti e le comunità insediati o comunque operanti sul territorio provinciale e regionale. Sono altresì strumento per le eventuali variazioni del PTC.

6.2.- Al fine di assicurare la raccolta ed il permanente aggiornamento delle informazioni nonchè la loro ordinata organizzazione e la loro elaborazione e gestione, la Provincia istituisce il Sistema Informativo Urbanistico Territoriale (SIUT). Uno speciale regolamento disciplina il funzionamento del SIUT, provvedendo -tra l'altro- a definire procedure ed agevolazioni per l'afflusso delle nuove informazioni, per l'accesso e la consultazione -da parte di soggetti terzi- dei dati posseduti, per l'integrazione con gli omologhi sistemi della rete delle autonomie locali e della Regione, degli altri enti funzionali, delle università, delle biblioteche e dei centri di studio e di elaborazione.

6.3.- Le informazioni acquisite vengono organizzate secondo il quadro definito dalle "Tabelle SIUT" di cui al precedente art.2.5.

6.4.- Le carte di cui al precedente art.2.4 sono poste alla base del SIUT; esse sono soggette a permanente aggiornamento, al pari di tutti gli elementi costituenti il SIUT.

Art.7.- Glossario.-

7.1.- Le seguenti espressioni sono utilizzate dalle presenti norme nell'accezione in appresso specificata. Le definizioni eventualmente contenute in norme diverse dal presente articolo sono utilizzate solo per quanto non in contrasto con le definizioni di cui appresso.

7.1.1.- Le direttive sono volte, in primo luogo, ad improntare l'azione politica ed amministrativa della Provincia; esse costituiscono riferimento necessario per la programmazione, per le attività (di gestione, di intervento e di investimento dei mezzi propri e di quelli comunitari –obiettivo 2 e obiettivo 5b-, nazionali e regionali) e per l'attività di controllo della Provincia, la quale recepisce le direttive nei propri atti generali (bilancio di previsione, programmi pluriennali) e particolari (piani di settore, progetti, interventi). Per favorire il rispetto e l'attuazione delle direttive del PTC, la Provincia predispone incentivi, promuove iniziative ed interventi congiunti od integrati, anche a mezzo di accordi di programma o di patti d'area con altri soggetti pubblici nonchè di convenzioni e/o di altri atti od iniziative (comprese quelle di project financing) con operatori pubblici e privati. Le direttive, in secondo luogo, sono volte a costituire le linee strategiche cui gli enti locali territoriali e, in genere, i soggetti pubblici debbono conformarsi nella progettazione e nell'attuazione di iniziative e di interventi che siano in grado di incidere sull'assetto del territorio provinciale e sullo sviluppo della comunità su di esso insediata; gli atti e gli interventi dei suddetti soggetti pubblici sono assoggettati a verifica di congruità rispetto alle direttive. Le finalità specifiche delle diverse direttive sono indicate nelle disposizioni dei diversi titoli della parte II delle presenti norme.

7.1.2.- Gli indirizzi sono volti a definire alcuni contenuti necessari degli strumenti urbanistici comunali.

7.1.3.- Le prescrizioni costituiscono precetti direttamente cogenti sia per le pubbliche amministrazioni che per i privati, proprietari di immobili od operatori.

7.1.4.- Le prescrizioni di base di PTC sono definite dalle disposizioni del capo IV dei titoli I e II della parte II delle presenti norme.

7.1.5.- Gli incentivi sono costituiti da tutte le azioni (anche di concessione di contributi in conto interessi od in conto capitale nonchè di convenzionamento con gli operatori del credito per l'erogazione di mutui, a tasso agevolato o meno, o di project financing) idonee a favorire ed a sostenere iniziative ed interventi da parte di soggetti pubblici diversi dalla Provincia e/o di operatori privati.

7.1.6.- La promozione è costituita da tutte le azioni idonee a far conoscere i contenuti del PTC e le diverse modalità di attuazione del PTC medesimo, a mettere in evidenza le opportunità e le utilità -anche di carattere sociale ed economico- offerte dall'attuazione del PTC nonchè a sollecitare tale attuazione anche ad opera di soggetti -pubblici e/o privati- diversi dalla Provincia.

7.1.7.- L'attuazione del PTC consiste in tutte le attività (deliberative e/o operative) poste in essere -in primo luogo dalla Provincia e, poi, dai Comuni nonchè da altri soggetti pubblici e/o privati- per dare concreta esecuzione a tutte le previsioni del piano.

7.1.8.- Con strumenti urbanistici comunali si intendono tutti gli atti comunali di pianificazione, generale od esecutiva (o attuativa). Le zone omogenee sono quelle definite dal D.I. 2.4.1968, n.1444 e sue eventuali successive modifiche.

7.1.9.- L'ordinamento territoriale per sistemi costituisce il quadro di riferimento delineato dal PTC per assolvere al compito di dettare gli indirizzi generali di assetto del territorio e per promuovere il coordinamento dell'azione pianificatoria dei Comuni e la coerenza dei loro interventi di rilevanza provinciale. I singoli sistemi sono definiti dalle disposizioni dei diversi titoli della parte II delle presenti norme.

7.1.10.- L'ordinamento territoriale per settori e progetti è costituito dall'insieme di progetti, indirizzi e disposizioni approntati dal PTC (parte III) per delineare le linee di assetto territoriale connesse e/o complementari rispetto a quelle previste e prescritte nella parte II delle presenti norme nonchè le direttrici sulle quali intraprendere le iniziative ed organizzare le attività essenziali per dare concreta attuazione agli obiettivi ed alle linee di assetto territoriale configurate dal PTC.

7.1.11.- I settori di competenza provinciale coincidono con le materie di competenza -propria e/o delegata- della Provincia e, comunque, con le materie per le quali la Provincia deve o può assumere una qualche iniziativa e/o svolgere un qualche ruolo.

7.1.12.- Le linee di intervento per settori sono costituite dall’insieme dei criteri e/o delle proposte specifiche di intervento relativamente ai settori di competenza provinciale. Sono volte ad orientare e promuovere azioni di coordinamento o interventi diretti della Provincia medesima.

7.1.13.- I progetti intersettoriali e integrati delle reti sono costituiti dall’insieme delle proposte progettuali, delineate dal PTC al fine di assicurare l’integrazione di reti infrastrutturali, reti ambientali e reti di insediamenti locali e la loro attuazione a mezzo di azioni e interventi che prevedono l’integrazione finanziaria e progettuale tra soggetti pubblici e soggetti privati, il tutto al fine di contribuire alla concreta attuazione degli assetti territoriali voluti.

7.1.14.- Per area di pertinenza fluviale s'intende la fascia perifluviale intorno alle sponde dell’alveo, comprendente l’ambito sensibile agli effetti morfologici, idrogeologici e idraulici indotti dalla dinamica delle acque correnti; essa è costituita dal letto fluviale (monocursale o pluricursale) e dal terreno posto ai lati dello stesso che risente della contiguità con il corpo idrico defluente (in condizioni ordinarie e di piena ordinaria, avente cioè frequenza tale da mantenere dinamicamente inalterata la morfologia di insieme). Detta fascia garantisce la conservazione delle funzioni biologiche caratteristiche dell’ambito fluviale, golenale e ripariale.

7.1.15.- Per varco fluviale s'intende una porzione di territorio prevalentemente libero, lungo la valle fluviale, compresa tra aree edificate.

7.1.16.- Per confluenza fluviale s'intende l’area compresa entro un raggio di 1000 metri dal punto di intersezione di due aste fluviali.

7.1.17.Per varco marino s'intende la porzione di territorio prevalentemente libero, in continuità con il litorale, compresa tra aree edificate.

7.1.18.- Per aree esondabili s'intendono le aree che sono state interessate -con maggiore frequenza oppure in presenza di piene eccezionali- da esondazioni di fiumi e -in genere- di corpi d'acqua corrente superficiali; si considerano esondabili tutte le aree che, con riferimento all'esperienza passata, sono soggette al rischio del ripetersi di fenomeni di esondazione e, in particolare, le aree individuate -nello specifico studio approntato a cura della Regione e nei suoi eventuali aggiornamenti- come "aree esondabili con maggiore frequenza" e come "aree esondabili per piene eccezionali".

7.1.19.- Per individuare la linea di crinale (art 30 delle NTA del PPAR) si considera il dislivello esistente tra la quota massima del bacino idrografico e la quota di confluenza tra il corso d’acqua considerato e il corso d’acqua di ordine superiore. La linea di crinale segue l’andamento discendente della linea di spartiacque fino ad una quota pari ai due terzi del dislivello precedentemente individuato, calcolato a partire dalla quota superiore.

7.1.20.- Ai fini dell’individuazione degli ambiti di tutela definitivi, previsti dalle NTA del PPAR, per area a bosco (o boscata) s'intende ogni superficie di terreno non inferiore a mq 5.000 in cui sono presenti organismi vegetali legnosi, arborei od arbustivi, con esclusione degli arboreti da frutto e degli impianti con finalità produttiva da legno, determinanti -a maturità- un’area di insidenza (calcolata con riferimento alla proiezione sul terreno delle chiome) di almeno il 50% della superificie. Sono qualificati come aree a bosco, per una eventuale estensione degli ambiti di tutela definitivi da parte dei Comuni, anche i terreni, pubblici o privati, di qualunque estensione sui quali esista o sia in via di costituzione un popolamento di specie legnose, arboree e/o arbustive autoctone, a qualsiasi stadio di sviluppo si trovino. Sono inoltre qualificati come boschi i terreni pertinenti ad un complesso boscato che, per cause naturali o artificiali, siano rimasti temporaneamente privi di copertura forestale e nei quali il soprassuolo sia in attesa o in corso di rinnovazione o ricostituzione. Sono qualificate come area a bosco anche le foreste demaniali e tutti i compendi che così vadano qualificati a norma di vigenti disposizioni di legge. Le formazioni arbustive costituiscono stadi iniziali di formazione boschive, compatibili -pertanto- con tutti gli interventi connessi alle dinamiche evolutive del bosco, ivi compresa la messa a dimora di specie arboree autoctone e la protezione delle bordure.

7.1.21.- Per versanti (montani e collinari) s'intendono tutte le porzioni di territorio, variamente pendenti, comprese tra la linea di crinale e il suo corrispondente fondovalle. A queste porzioni di territorio diversamente caratterizzate dal substrato litologico e dalla copertura vegetale si attribuisce la funzione del mantenimento della stabilità idrogeologica.

7.1.22.- Per affacci collinari costieri s'intendono i versanti, lungo la linea costiera, che si estendono oltre il limite di tutela dei crinali e sono delimitate dalla circonferenza avente centro nel punto terminale della linea di crinale e un raggio pari almeno a 30 metri.

7.1.23.- Per pressione ambientale s'intende la somma degli impatti sull'aria, sull'acqua, sul suolo, sul clima e -in generale- sull'ambiente prodotti dagli insediamenti produttivi esistenti e di presumibile produzione da parte degli insediamenti produttivi previsti dagli strumenti urbanistici generali od attuativi. Sulla base della pressione ambientale (accertata e/o valutata) debbono essere approntate -in relazione alle diverse esigenze- adeguate misure di neutralizzazione oppure di mitigazione e di compensazione. La valutazione della pressione ambientale tiene conto delle diverse tipologie di insediamento produttivo (aree industriali; aree miste industriali, commerciali, direzionali; aree miste industriali e residenziali). Gli indici parametrici ed i valori medi per l'accertamento e la valutazione della pressione ambientale sono contenuti nell'elaborato di cui al precedente art.2.2.2; detti indici e valori possono essere sostituiti da altri scientificamente testati e pubblicati da istituti abilitati.

7.2.- Le espressioni utilizzate dal PPAR e dal PIT sono assunte nella medesima accezione alle stesse attribuita da detti strumenti.

7.3.- Le espressioni biotecnologia, diversità biologica (o biodiversità), habitat, risorse biologiche, uso durevole sono utilizzate nella medesima eccezione ad esse attribuita dall'art.2 della convenzione sulla biodiversità (Rio de Janeiro 5.6.1992) nel testo ratificato con la legge 14.2.1994, n.124.

Art.8.- Disciplina transitoria. Misure di salvaguardia. Esenzioni

8.1.- Eccettuati i casi di esenzione di cui al successivo art. 8.2, dalla data di adozione definitiva del PTC e sino, rispettivamente, all'approvazione dello stesso ed all'adeguamento di cui al precedente art.5, la competente autorità comunale sospende ogni determinazione in ordine alle domande volte a conseguire l'autorizzazione all'esecuzione di interventi o l'approvazione di piani attuativi che risultino in contrasto con gli indirizzi specifici e/o le prescrizioni di cui alla parte II delle presenti norme. Una volta approvato il PTC, la competente autorità comunale respinge le domande relative ad interventi in contrasto con le prescrizioni suddette, anche in mancanza di adeguamento del piano regolatore generale. La salvaguardia non può essere protratta per un periodo eccedente i cinque anni dalla suddetta data di adozione definitiva del PTC.

8.2- Le direttive, gli indirizzi e le prescrizioni definite ai punti 7.1.1 - 7.1.2 - 7.1.3 - 7.1.4 delle presenti norme non si applicano, in via definitiva, per :

8.2.1- le aree urbanizzate così come definite al 5° comma dell’art. 27 delle N.T.A. del P.P.A.R. e dal punto II° della direttiva Regionale n. 14 del 2/10/1997;

8.2.2- gli strumenti urbanistici attuativi, sia di iniziativa pubblica che privata, adottati prima della data di adozione definitiva del presente piano, nonché successive varianti purché adottate entro il periodo di validità dei piani stessi;

8.2.3- le opere relative ad interventi dichiarati indifferibili ed urgenti , conseguenti a norme o provvedimenti emanati a seguito di calamità naturali od avversità atmosferiche di carattere eccezionale nonché a situazioni di emergenza connessa a fenomeni di grave inquinamento ambientale o ad interventi per la salvaguardia della pubblica incolumità;

8.2.4- le opere pubbliche i cui progetti definitivi vengano approvati entro il 31/12/2000;

8.2.5- gli interventi previsti dagli art. 31 e 32 della legge 28/02/1985 n. 47 e successive modificazioni ed integrazioni;

8.2.6- le opere edilizie oggetto di concessione, autorizzazione o denuncia di inizio attività le cui istanze sono state presentate prima della data di adozione definitiva del presente piano;

8.2.7- gli interventi di cui all’art. 45 delle N.T.A. del P.P.A.R. che alla data del 31/05/2001 abbiano ultimato le procedure di cui agli articoli 63 bis e ter delle N.T.A. medesime;

8.2.7 bis - gli ampliamenti degli edifici di cui all’art.60 punto 1 lett.c delle NTA del PPAR, previa verifica di conformità di cui al punto 5.4 del precedente art. 5 (da effettuare secondo le modalità di cui al punto 5.6 dello stesso articolo), qualora le aree oggetto d’intervento siano interessate da eventuali ambiti di prescrizioni e nel caso in cui gli interventi stessi, non godano già del regime di esenzione definitivo.

8.2.8- Il regime di esenzione di cui al presente articolo viene inoltre esteso, limitatamente agli indirizzi generali e specifici ed alle direttive, ai seguenti casi:

a) a tutte le previsioni degli strumenti urbanistici generali in vigore già adeguati al P.P.A.R.; alle previsioni degli strumenti urbanistici generali adottati, in adeguamento al P.P.A.R., prima della data di adozione definitiva del presente piano; nonché alle previsioni degli strumenti urbanistici generali che verranno adottati , in adeguamento al P.P.A.R., entro il 31/05/2001. Nell’ipotesi che dette previsioni siano però interessate dalle prescrizioni del presente piano, l’attuazione degli interventi in esse previsti potrà avvenire previa verifica di conformità di cui al punto 5.4 del precedente art. 5 da effettuare secondo le modalità di cui al punto 5.6 dello stesso articolo;

b) a tutti gli strumenti urbanistici attuativi, sia di iniziativa pubblica che privata, adottati dopo la data di adozione definitiva del presente piano. Nell’ipotesi che le aree oggetto di detti strumenti siano però interessate dalle prescrizioni del presente piano, l’attuazione degli stessi potrà avvenire previa verifica di conformità di cui al punto 5.4 del precedente art. 5 da effettuare secondo le modalità di cui al punto 5.6 dello stesso articolo;

c) a tutte le varianti agli strumenti urbanistici generali adottate in virtù di procedure speciali previste dalla vigente normativa. Nell’ipotesi che dette previsioni siano però interessate dalle prescrizioni del presente piano, l’attuazione degli interventi in esse previsti potrà avvenire previa verifica di conformità di cui al punto 5.4 del precedente art. 5 da effettuare secondo le modalità di cui al punto 5.6 dello stesso articolo;

d) Il regime di esenzione di cui alle precedenti lettere a), b) e c) é protratto fino alla data di approvazione definitiva dello strumento urbanistico generale adeguato al PTC purché esso sia stato adottato entro il termine indicato al punto 5.1, o ulteriormente prorogato ai sensi del punto 5.2, del precedente articolo 5.

e) a tutti i casi previsti dai punti dell’art. 8.2, decorsa la scadenza dei termini ivi indicati, previa verifica di conformità di cui al punto 5.4 del precedente art.5 da effettuare secondo le modalità di cui al punto 5.6 dello stesso articolo, in presenza di eventuali ambiti di prescrizione del presente piano.