Capo III.- Indirizzi.-

Art.18.- Indirizzi generali.-

18.1.- Al fine di assicurare la tutela, il potenziamento ed il riequilibrio nonchè lo sviluppo delle risorse e dei valori ambientali, quali beni specifici primari e quali elementi essenziali del compendio ecobiologico e della biodiversità, i Comuni, nell'esercizio (anche associato) del loro potere di pianificazione urbanistica, si attengono agli indirizzi dettati nel presente capo, conformando ad essi (ed alla vocazione delle diverse parti del territorio, individuata dal PTC) gli strumenti urbanistici generali ed attuativi, d'iniziativa pubblica o privata. Detti strumenti debbono peraltro essere elaborati e definiti assicurando -in via preliminare- l'individuazione puntuale, la descrizione e l'analisi dei beni e delle risorse ambientali e del loro peculiare contesto; a tale scopo, i ricordati strumenti sono corredati da un rapporto ecologico costituito almeno dalle seguenti indagini e valutazioni: a) rilievo delle risorse ambientali e descrizione del loro stato; b) individuazione dei rischi cui sono soggette le risorse ambientali di cui alla precedente lettera a; c) definizione del grado di vulnerabilità e dei livelli di sensibilità delle risorse stesse rispetto agli impatti determinati dalla pressione antropica; d) potenzialità e possibilità di recupero.

18.2.- I Comuni, nella predisposizione degli strumenti urbanistici generali, si attengono ai seguenti indirizzi generali.

18.2.1.- La previsione di interventi di nuova costruzione nelle zone omogenee C e sui lotti inedificati delle zone omogenee B nonchè la previsione della formazione di nuove aree a servizio o di nuove attrezzature pubbliche o dell'ampliamento di quelle esistenti sono consentite solo previo accertamento della relativa sostenibilità ambientale, da verificare con riferimento anche all'esistenza ed all'adeguatezza dei servizi a rete e degli impianti di smaltimento e/o depurazione dei reflui. A quest'ultimo riguardo, ove -per consentire le menzionate previsioni- risulti necessario l'ampliamento e/o il potenziamento delle reti e/o degli impianti, le previsioni stesse sono consentite solo previa dimostrazione della sostenibilità dei costi di progettazione e di realizzazione a mezzo -prioritariamente- dei contributi di concessione, se del caso all'uopo adeguati; la concreta attuazione degli interventi edilizi di nuova costruzione, nel caso qui considerato, va comunque subordinata all'avvenuta realizzazione delle suddette opere di ampliamento e/o di potenziamento o -almeno- al loro inserimento in un programma triennale ed all'acquisizione del necessario finanziamento. 

18.2.2.- La previsione di zone omogenee C di espansione residenziale, dovrà rapportarsi ai criteri di cui al successivo art. 57.

18.2.3.- La previsione di zone omogenee D o di rilevanti ampliamenti di insediamenti esistenti (che, cioè, vengano, alla fine, ad interessare una complessiva superficie di sedime superiore, complessivamente, ai mq 30.000) è soggetta, oltreché all'applicazione di criteri di cui ai successivi artt. 57 e 58 ed al rispetto- quanto alla dotazione urbanizzativa- di quanto stabilito al precedente art. 18.2.1, alla preventiva valutazione del bilancio generale ed additivo della pressione ambientale (determinata dagli insediamenti produttivi esistenti e prevedibile per i nuovi insediamenti e per gli ampliamenti sull’ambiente e sul sistema insediativo), pressione da valutare sulla scorta dell’elaborato di cui al precedente art. 2.2.2. Ove la pressione ambientale risultasse sostenibile solo a condizione dell’approntamento di misure di neutralizzazione o di mitigazione e di compensazione, le suddette previsioni sono -se necessarie- consentite solo se il PRG assoggetti l’approvazione dei piani attuativi e/o l’utilizzazione edificatoria delle zone omogenee D, dei lotti inedificati delle zone produttive di completamento od il rilevante ampliamento di insediamenti esistenti alla condizione della preventiva o, almeno, della contestuale realizzazione delle misure di neutralizzazione o di mitigazione e di compensazione. La previsione di nuovi insediamenti industriali o del rilevante ampliamento di quelli esistenti è, inoltre, comunque condizionata -dal PRG e dai piani attuativi- al corredo degli insediamenti stessi a mezzo di una dotazione tecnologica ed ambientale adeguata ad escludere o, ad ogni modo, a ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente; a tal fine, le prescrizioni possono essere riferite a quanto previsto dall’elaborato di cui al precedente art. 2.2.2 ovvero formulate utilizzando le conoscenze ed i mezzi offerti dalla più avanzata tecnologia.

art 18.2.4 . - Gli strumenti urbanistici devono essere corredati anche dagli elaborati di cui al precedente art. 2.2.3 e dalla dimostrazione che la disciplina da essi dettata tiene conto dei rischi accertati e prevede le conseguenti azioni (a mezzo di divieti, assoluti o relativi, e/o di specifiche prescrizioni) di prevenzione e di protezione civile.

Art.19.- Indirizzi specifici.-

Gli indirizzi specifici sono articolati in relazione alla struttura ambientale complessa, di volta in volta interessata dagli strumenti urbanistici.

19.1.- Nell'ambito delle riserve di naturalità (principale e locale), del crinale principale e della dorsale carbonatica secondaria, gli strumenti urbanistici debbono prevedere e -per quanto possibile, in relazione alla situazione esistente- prescrivere le sole destinazioni, i soli usi ed i soli interventi idonei a conseguire il mantenimento e lo sviluppo della biodiversità, la tutela ed il riequilibrio della risorsa suolo, il mantenimento e -se insussistente od insufficiente- il conseguimento della stabilità idrogeologica nonchè la manutenzione, il recupero ed il potenziamento della vegetazione (anche arbustiva) esistente ed in particolare del patrimonio boschivo.

19.2.- Nell'area di filtro del serbatoio idrico delle dorsali carbonatiche, gli strumenti urbanistici debbono prevedere e -per quanto possibile, in relazione alla situazione esistente- prescrivere le sole destinazioni e i soli usi ed interventi idonei a conseguire la tutela ed il potenziamento delle risorse idriche presenti nel sottosuolo.

19.3.- Nell'area e nel reticolo di scambio delle dorsali gli strumenti urbanistici debbono prevedere e -per quanto possibile- prescrivere le sole destinazioni, i soli usi ed i soli interventi idonei a conseguire il massimo sviluppo dei corridoi di scambio delle dorsali, il potenziamento delle fasce ripariali dei corsi d’acqua e dei boschi, anche attraverso nuove piantumazioni che realizzino la continuità delle masse boschive nonchè, nelle aree agricole, il recupero ed il potenziamento degli elementi diffusi del paesaggio agrario ed in particolare delle siepi, degli arbusteti, dei filari fino a costituire una rete minore di corridoi ecobiologici; nuovi insediamenti ed infrastrutture eventualmente compatibili non debbono interrompere le continuità ecobiologiche, esistenti o potenziali.

19.4.- Nell’ area di riequilibrio idrogeologico gli strumenti urbanistici debbono prevedere e -per quanto possibile- prescrivere le sole destinazioni, i soli usi ed i soli interventi idonei a realizzare la regimazione delle acque, il consolidamento del suolo (attraverso le tecniche della bioingegneria) ed il potenziamento della vegetazione arboreo-arbustiva presente nonchè a prevenire e, comunque, ad evitare i dissesti (riducendo quelli eventualmente già presenti) anche a mezzo di azioni diffuse di miglioramento delle caratteristiche del suolo; nuovi insediamenti ed infrastrutture eventualmente compatibili sono comunque condizionati alla realizzazione, contestuale e garantita, di concrete ed adeguate misure di minimizzazione degli impatti sul suolo.

19.5.- Nell’area collinare di microconnessione, gli strumenti urbanistici debbono prevedere e -per quanto possibile, in relazione alla situazione esistente- prescrivere le sole destinazioni, i soli usi ed i soli interventi idonei a tutelare e potenziare gli elementi minori, costituenti la rete dei piccoli corridoi ecologici delle aree collinari e di pianura, nonchè a potenziare e ricostituire il ricco sistema di connessioni attraverso interventi sugli elementi diffusi del paesaggio agrario, sul sistema di fossi e piccoli corsi d’acqua e lungo le linee di crinale dei sistemi collinari di bassa e media collina.

19.6.- Lungo le connessioni interambientali (principali e secondarie) ed in presenza dei rispettivi reticoli di alimentazione ed aree di protezione , gli strumenti urbanistici debbono prevedere e -per quanto possibile, in relazione alla situazione esistente- prescrivere le sole destinazioni, i soli usi ed i soli interventi idonei a realizzare il recupero della funzionalità fisico-biologica dei corsi d’acqua, il recupero ed il potenziamento delle fasce ripariali e della vegetazione golenale, la sistemazione degli alvei e degli argini, naturali o artificiali (attraverso le tecniche della bioingegneria) nonchè, ove possibile, la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua ed il ripristinino delle aree di naturale esondazione del corso d’acqua.

19.7.- Gli strumenti urbanistici comunali definiscono più puntualmente i varchi marini individuati nell’elaborato di cui al precedente art. 2.1.1.2.6, assicurando che gli stessi si estendano per una profondità di almeno 800 metri a partire dal limite del vincolo di tutela ambientale previsto dalla legge 431/1985.